mercoledì 30 giugno 2010

Scuba Diving


Quando ho conosciuto Jim, il mio capo, lui pensava che io avessi il brevetto da sub e c'è rimasto un po' male quando gli ho detto che faccio solo free diving. Però già che c'ero ho colto la palla al balzo e gli ho chiesto dove mi consigliava di andare se volevo fare il corso. Così, senza neanche far troppa fatica mi sono trovato un passatempo per i primi 2 week-ends.
Venerdì 11 ore 6:00pm prima lezione teorica, Sabato 12 ore 8:00am prima lezione pratica in piscina, a seguire lezione teorica, stesso programma domenica, per finire test a crocette. Sabato 19 prima uscita in mare, dalla spiaggia, e domenica 20 uscita di fine corso a 60 piedi di profondità (che detto così sembra tanto, ma scendo alla stessa profondità in apnea) su una scogliera artificiale (che vuol dire semplicemente che sott'acqua c'erano dei blocchi di cemento colonizzati da spugne, coralli e pesci vari).
Più facile di così? brevetto di scuba in 2 settimane! Chiaramente non sono ancora all'altezza di eventuali lavori di campionamento con le bombole, e infatti settimana scorsa quando Jim, Kim, Dan e Alison sono andati a fare un sopralluogo intorno a Sarasota, io li ho accompagnati solo in apnea, altrimenti sarei stato solo d'intralcio.
Però prima della fine dell'estate capiteranno altre occasioni e, visto che fra 2 week-ends vado a fare delle immersioni ricreative alle Keys con gli altri interns, non sarò più un novellino...più o meno.
Al corso non ho conosciuto nessuno di interessante. Il mio "diving buddy" aveva 3 anni più di me, di Detroit, con moglie e figlo di 2 anni. Un montato pauroso che raccontava un sacco di storie assurde pretendendo che gli altri gli dessero retta. Ce l'aveva a morte con l'aiuto istruttore, un simpatico ragazzone (ONE) che come unica pecca aveva...le mostrine. Ebbene sì, era un militare, e anche lui ti raccontava le sue storie ogni volta che poteva. Nell'esercito comanda un elicottero (tipo il film "black hawk down") e fa il sommozzatore di soccorso (recupero mezzi e cadaveri...), nel tempo libero fa l'aiuto istruttore di scuba. Poi c'erano 3 ragazzini di 13, 14 e 16 anni, una coppietta della mia età, un father and son, un tatuatore, un paio di altri personaggi poco degni di nota.
Appunto, nessuno interessantissimo. Menomale che le uscite in mare sono state molto belle. Quando siamo partiti dalla spiaggia avevamo i delfini a 50 metri: la visibilità era pessima e quindi non li abbiamo visti, ma si sentivano benissimo i richiami! Invece nell'immersione di domenica abbiamo nuotato con i barracuda, che vengono a farti compagnia quando fai le tappe di decompressione. Gli altri hanno anche visto un'aquila di mare di 2 metri, ma io ero girato verso i barracuda: non ero proprio tranquillissimo...hehe!
Questo è quanto. Venerdì vado a ritirare il tesserino.

lunedì 28 giugno 2010

Un tuffo con i lamantini


Venerdì alle 6pm un plotone di valorosi stagisti ha lasciato Sarasota avviandosi in direzione Nord, tutti i puntatori dei navigatori satellitari su Crystal River. Alla carovana, composta da due macchine, partecipavano Theresa, Sarah, Rowena, Christina, Dan e Matteo; il fine ultimo? Nuotare con i lamantini! E' stata una cosa decisa un po' su due piedi, mercoledì a pranzo, ma è stata senz'altro una ottima improvvisata.
Chrystal River è a 2 ore di macchina da Sarasota, 2 ore molto utili e divertenti per creare l'alchimia che per forza di cose ancora non si era formata del tutto. Infatti durante la settimana ci vediamo giusto a pranzo o per uscite serali; niente in confronto a due ore di macchina! Infatti dopo 10 minuti di macchina, finalmente usciti dalla selva di semafori della route 41 e imboccata l'autostrada, Christine se ne esce con la domanda che condiziona tutto il viaggio: parlatemi delle vostre vite.
Ora, come si fa a parlare della proria vita seduti in un SUV (ebbene si, un SUV, proprio io!)? E' più facile di quanto pensassi, e sentendo anche i racconti degli altri mi sono venute in mente un sacco di cose per il mio racconto. E' strano, ma questa domanda ha riempito per bene il viaggio di andata, anche grazie ad una variante nel finale: il momento più imbarazzante della tua vita...
Mi spiace, non vi darò le risposte via web: non mi pare che siamo seduti in macchina!
Schivando i temporali, prima di infilarci in motel, ci siamo fermati ad un ristorante "on the water" dove purtroppo non servivano più il granchio (specialità del posto), allora abbiamo ripiegato su linguini con sugo di vongole, burro e aglio. E Sam Adams. Urrah per i cuochi!!
Da bravi risparmiatori avevamo prenotato solo una camera, 2 letti, quindi non tutti hanno dormito bene. Io come ho toccato il cuscino sono crollato e mi sono risvegliato solo alle 5:30, pronto per l'avventura. Eh si, perchè il miglior momento per vedere i lamantini (come ogni animale selvatico) è la mattina presto: e le nostre aspettative non sono state deluse. La guida, gestrice di un diving center, ha portato la barca su e giu nei vari bracci del fiume fino a che abbiamo individuato la nostra preda (si fa per dire).
Erano una mamma, enorme, con il suo cucciolo, che brucavano le alghe del fondo tornando ogni 2-3 minuti in superficie per prendere fiato. L'acqua era bella fresca, anche troppo, e infatti avevamo le mute, ma nuotando ci siamo scaldati abbastanza bene. Purtroppo era anche torbida, quindi i lamantini erano invisibili finchè erano ad un palmo di naso; addirittura se stavi attento sentivi prima il rumore della loro masticazione.
Eravamo stati appositamente istruiti a non infastidire troppo gli animali, a toccarli solo se erano loro a venirci incontro e a rimanere in superficie senza immergerci. Ma i lamantini erano più amichevoli di quanto mi aspettassi e si sono fatti toccare senza problemi. Non soffrono il solletico, anzi! Il punto dove amano essere grattati è sotto l'ascella! Se trovi il punto giusto ti sembra quasi che facciano le fusa. E' difficile descrivere la pelle di un lamantino. Di sicuro è ruvida, ma non si capisce bene se per via dei peli (sono mammiferi) o delle alghe che hanno attaccate quà e là.
Dopo un po' però si sono stufati, proprio quando cominciavano ad arrivare altre barche di turisti...hahaha, così la prossima volta si sveglieranno anche loro all'alba! Noi, contenti della nostra esperienza, siamo stati portati alle "3 sisters" una delle fonti del fiume, che sgorga dal fondo di un laghetto grosso come mezzo campo da calcio, più o meno a 3 metri di profondità. L'acqua era stupenda, limpidissima, e sul fondo si vedeva proprio il punto in cui zampilla, con tutta la sabbia che ribolle intorno.
Purtroppo la mia macchina subacquea ha un piccolo problemino tecnico, quindi non ho fatto fotografie, quella che vedete è presa da internet. Comunque vi assicuro che è stato eccezionale e, sebbene non credo che sia un piacere per i lamantini essere assaltati dai turisti, vi consiglio di fare qualcosa del genere se per caso fate un salto in Florida. Ma svegliatevi all'alba, mi raccomando!

Viva la Pappa


Sono un po' stupito perchè già due persone si sono dichiarate concordi alla "teoria della vacanza affannata". Permettetemi di dissentire: le vacanze servono per ricaricare le pile. Poi ognuno ricarica le pile come ritiene più opportuno, ma se uno sceglie di visitare 20 musei in un giorno, o fare una traversata oceanica in solitaria, non è per poi potersi rilassare davanti ad una scrivania, ma per staccare completamente il cervello dalla routine qutoidiana.
Continuiamo pure a parlarne, io però, mentre aspetto di mettere su l'acqua della pasta, vi faccio un resoconto della mia dieta americana.
Molte volte, da bravo americano, ho magiato fuori casa, adeguandomi al menu locale, ma non è il caso di parlarne ora. A casa invece tendo a rimanere fedele al "cucchiaio d'argento"...con un paio di modifiche! Eh si, perchè la mia cultura culinaria ha vari influssi: oltre alla mamma dietista, la tullia delle prelibatezze e un istinto nordico, ho pesanti influssi di cucina fezzana. Cosa è? E' l'impulso irrefrenabile alla sperimentazione ed al mix culinario, ereditato da un giugno passato con un cugino a Forte dei Marmi.
Quindi mi diverto a fare dei mix improbabili, che a volte sono immangiabili, altre volte sono buonissimi (vogliamo parlare di tonno, arance e peperoncino?). Ma quà a Sarasota i miei mix partono da ingredienti che a casa non ho mai trovato.
Per esempio, il primo esperimento è stato del tutto involontario. Nella mia prima spesa ho comprato delle banane verdi, pensando che fossero una specialità locale. Solo che quando ho cercato di mangiarne una come frutto...mi è rimasta tutta la bocca allappata! Ho scoperto di aver comprato delle Plantain, banane che vanno cucinate. Presto fatto! Fettine sottili, soffritto di cipolla, aglio, plantain saltate in padella, pomodori a fette. Il risultato è stato un succulento piatto che sapeva di patate al forno. Non chiedetemi perchè. So solo chè l'ho chiamato "la banana transessuale": la banana che sa di patata.
Quando invece mi cimento in piatti più normali tendo comunque ad aggiungere un tocco esotico. Infatti la miglior scoperta, so far, sono stati i peperoncini japalenhos (pronuncia hapalenhos). Super piccanti, super freschi, super buoni. Li metto un po' dappertutto, a partire dal sugo al tonno, per finire nella bistecca alla piastra! Una delizia.
L'ingrediente più gettonato per le mie insalatone della pausa pranzo sono i fagioli neri messicani: hanno il fantastico pregio di riempire senza effetti collaterali...quindi sono adatti anche se devo passare il pomeriggio chiuso in laboratorio (ma non succede quasi mai).
Purtroppo i miei esperimenti hanno anche dei lati negativi: accidenti a me a quando ho comprato il caffè americano solubile! E' ancora la sullo scaffale, quasi intonso, e non penso che lo finirò nel prossimo mese e mezzo. Ma se volete un souvenir sarò contento di portarvelo. Chi si prenota?
Insomma, verrò portato via da un uragano, ma almeno morirò sazio! Molto presto inviterò gli altri stagisti per una cena italiana qua a casa. Cosa suggerite di preparare per l'occasione? Ora vado a prepararmi la pasta con pomodorini freschi, zucchine bollite come verdura, e susina per finire.

venerdì 25 giugno 2010

Field work 3 - tidal creeks


Non contento della mia intensa settimana, due venerdì fa sono andato a fare un altro giro. Questa volta, senza andare troppo lontano, insieme al coordinatore del dipartimento di Costal Ecology sono andato a prelevare alcuni dati sul South Creek: uno dei tanti fumiciattoli che sfociano in Sarasota Bay.
Il progetto riguarda il monitoraggio e la gestione ambientale di questi fiumiciattoli: dal punto di vista ecologico sono interessanti perchè sono sottoposti a variazioni di salinità molto forti nell'arco della giornata (per via delle maree). La contea di Sarasota ha commissionato ad Ernie, il coordinatore, uno studio sullo stato di conservazione di questi fiumi, e lui se ne sta occupando dal 2005.
A differenza delle altre uscite sul campo questa volta non abbiamo prelevato campioni ma solo osservato e preso appunti. La salute di ognuno di questi fiumiciattoli viene valutata secondo una decina di parametri che riguardano, sostanzialmente, quanti animali di alcuni gruppi si riescono a trovare.
Il lavoro non è stato particolarmente interessante, però Ernie è un messicano molto simpatico e non ha smesso di parlare un attimo. Oltre agli utili consigli per il proseguimento degli studi mi ha esposto la sua singolare teoria sulle vacanze. Secondo lui in vacanza non bisognerebbe rilassarsi e distendersi ma cercare un'attività o un posto molto stressante. Fare vacanze super-rush secondo lui serve ad essere poi più contenti quando si torna al lavoro...mah! Sono pazzi questi messicani.

martedì 22 giugno 2010

Field work 2 - oil spill response baseline

Da martedì a giovedì di settimana scorsa sono andato per la seconda volta a CH. Questa spedizione è stata più imponente della prima perchè eravamo in 4: con noi infatti c'erano anche due ricercatori del dipartimento di chimica e microbiologia.
Con la nostra barchetta abbiamo scorrazzato in lungo e in largo per prelevare 6 tipi di campioni:

-benthic infauna: animaletti che vivono nel sedimento. Ad ogni stazione prelevavamo un volume predefinito di fanghiglia che poi setacciavamo per eliminare il fango ed avere solo il macrobenthos (<0,5mm) da conservare in un barattolo con formalina al 10% e colorante rosa. 3 repliche per ogni stazione.
-benthic sweep: si cammina all'indietro fra le piante acquatiche smuovendo un po' il terreno e ci si tira dietro un retino. Gli animali che vivono sulle foglie o sul fondo vengono sollevati e finiscono nel retino. Il metodo di conservazione è lo stesso che per l'infauna.
-seagrass: due mazzi di Thalassia testudinum per ogni stazione, conservati in frigorifero in una carta stagnola.
-water: ad alcune stazioni abbiamo prelevato 3 bottiglioni di acqua.
-sediment: i primi 2 cm superficiali di sedimento, conservati anche questi in frigorifero.
-oysters: nei siti che hanno un banco di ostriche se ne prendono alcune grosse (una quindicina) e si congelano.

I due campioni bentonici servono per avere un documento riguardo alla biodiversità della zona, invece gli altri 4 campioni vengono analizzati con metodologie chimiche (entro 4 giorni dal prelievo, per questo basta tenerli in frigo) per rilevare i livelli di sostanze inquinanti (idrocarburi policiclici, carbonio organico...). Il tutto serve per avere una fotografia di come sono queste coste prima dell'arrivo del petrolio.
Ai tempi dell'Exxon Valdez non venne fatto niente di simile quindi la difesa della compagnia petrolifera in tribunale fu che non erano dimostrabili i danni all'ambiente. Questa volta siamo preparati...si spera!
Mercoledì mattina siamo stati accompagnati da un cameraman di PBS che ci ha ripresi mentre lavoravamo. Tutti temevamo che ci avrebbe ostacolati e disturbati. Invece è stato molto discreto, capace di non intromettersi in ogni momento. I 3 esperti del gruppo l'hanno ricompensato con spiegazioni superesaurienti di quello che stavamo facendo.

Tutto sommato sono state altre 3 giornate molto interessanti, ma anche molto più faticose dall'altra gita a CH: si iniziava presto, si finiva tardi, le distanze fra le stazioni erano molto grandi (quindi lunghissimi trasferimenti sotto al sole) e poi la giornata non finiva mai perchè abbiamo dormito lì in motel...ed era un po' strano.
Però ho potuto mangiare cose molto buone tipo un sandwich di pesce fatto non con pane ma con una croissant! Oppure la fish soup della seconda sera. Ed anche le colazioni non erano male: potato pancake con mela grattugiata mercoledì e french toast sommerso di maple syrup giovedì.
Ho anche perso il conto degli animali che ho visto: fra delfini, lamantini, razze e acquile non ne potevo più!! ;-) Purtroppo ho deciso di fare un video ai delfini che giocavano nella nostra scia troppo tardi: prima avevo cercato di fare delle foto, ma scattavo sempre tardi.

domenica 20 giugno 2010

Field work 1 - Agropecten Irradians




Il Mote Marine Lab ha una stazione di ricerca più a sud lungo la costa, fra Venice e Nalples (che in Florida sono più vicini fra loro che in Italia, per fortuna). Il posto si chiama Charlotte Harbor, abbreviato CH. E' una baia molto grande rivolta a sud-sudovest e chiusa al largo da lunghe isole sabbiose: in pratica è un'immensa laguna con acqua bassissima, punteggiata da isole di mangrovie e banchi di sabbia. In questa area si basano molti progetti di ricerca del Laboratorio. Non solo quelli del mio dipartimento (Costal Ecology) ma anche dell'MMC (Marine Mammal Care), del dipartimento di chimica e tossicologia e, penso, qualcosa che ha che fare con gli squali).
In queste prime settimane sono andato a CH 2 volte: la prima per uno studio sul ripopolamento di Agropecten Irradians (le capesante, o scallops), la seconda per Oil Spill Response Baseline, uno studio molto esteso delle condizioni bio-chimico-fisiche della zona per avere dati precisi da confrontare con quelli successivi ad un eventuale arrivo della macchia di petrolio (che non è più una macchia...).
Quando si va a CH la giornata comincia molto più presto perchè bisogna preparare la barca. Dietro al Laboratorio c'è il deposito con tutti i veicoli di Mote, bisogna quindi prenotare un furgone e una barca, possibilmente con il fondo piatto, caricare tutta la strumentazione: pinne, maschere (snorkel gear) boe di polistirolo gialle e rosse, cime di rispetto, sacche delle arance (vuote), zip ties, etichette, hydrolab, GPS, pennarelli indelebili e un paio di altre cosette.
Il controllo del ripopolamento delle scallops viene effettuato su 9 "stazioni". In 9 punti disposti abbastanza regolarmente nel CH da nord a sud vicino ai più importanti canali d'acqua fra le isole, sono state posizionate le SpatBags, le sacche delle arance: per ogni stazione ce ne sono due, ancorate al fondo da un blocchetto di cemento e contraddistinte da una boa gialla ed una rossa. Ogni SpatBag rimane in acqua 2 mesi, quindi noi ci siamo occupati delle boe rosse, mentre il mese prossimo ci occuperemo delle boe gialle.
Durante il periodo passato in acqua sulle maglie della rete si insediano tutta una serie di animaletti e larve che cominciano a crescere. Il nostro scopo è scoprire quanti, fra questi giovanili, sono scallops in modo da avere un'idea dei loro cicli riproduttivi, della estensione della popolazione etc. O meglio, noi raccogliamo le sacche e mettiamo quelle nuove, poi la vera analisi viene fatta da un gruppo di studio dello stato della Florida.
Ad ogni stazione, quindi, si recupera la rete e la si mette i n un sacco di plastica tipo spazzatura su cui c'è l'etichetta identificativa. Si mette la sacca nuova e poi, con l'hydrolab, si rilevano dati come temperatura, salinità, torbidità.
Può anche capitare, come per le prime 2 stazioni, che le boe non ci siano o che non ci sia più la sacca! I motivi sono vari e vanno dalla ultradiligenza di alcuni diportisti che scambiano l'attrezzatura per spazzatura, a foriti tempeste che possono portare via tutto. In questi casi si posiziona una nuova sacca e si prelevano solo i dati con l'hydrolab. E se l'acqua è abbastanza trasparente ci si immerge per vedere se si trovano delle scallops adulte. Io ne ho trevate 4 di dimensioni decisamente mangiabili...ma purtroppo ho dovuto abbandonarle. Però, a detta di Jim, 4 è un buon numero e indica che la popolazione sta crescendo. Immergendosi si vedono anche un sacco di animali interesasnti, tipo lo horseshoe crab (http://en.wikipedia.org/wiki/Horseshoe_crab), o i fiori di talassia testudinum, una pianta acquatica molto simile alla posidonia.
Queste escursioni sono molto interessanti e mi stanno dando un'idea abbastanza precisa di come si lavora in questo campo della biologia. L'unico problema è il viaggio di andate e di ritorno: Jim non è un grande chiacchierone, io neanche quindi si sta in silenzio...e io in una macchina silenziosa mi addormento!

giovedì 17 giugno 2010

Vita ordinaria a Sarasota


Hallo yall!
Benritrovati dopo 3 giorni di sole, mare...e campionamenti. Vorrei raccontarvi subito cosa ho fatto, ma non è il caso, perchè non sapete ancora in cosa consiste una mia giornata normale. Vediamo di rimediare.
La sveglia suona alle 7, fuori c'è già abbastanza luce (ma non tantissima) e in casa fa gia caldo (Ho l'aria condizionata ma la tengo sugli 88 F°). Da bravo americano maniaco rotolo giù dal mio letto e faccio partire la sessione mattutina di esercizi: scioglimento collo e spalle, flessioni, addominali e stretching. Gli esercizi mi aiutano a svegliarmi e ad arrivare bello sudato al momento della colazione, così mi godo di più il bicchierone di aranciata con doppia polpa e...il mio schifosissimo caffè americano. Ebbene sì: ho comprato il caffè istantaneo che fa proprio schifo, e penso che lo abbandonerò appena farò la prossima spesa. Nel caffè ci metto i rice crispies e ci puccio pane e marmellata.
Prima di fare la doccia mi preparo anche il pranzo al sacco: sandwich o insalatona mista + frutta. A questo punto sono pronto per la doccia ghiacciata che serve per la sveglia finale di tutte le cellule ancora insonnolite: è ora di cooperare alla grande fatica della giornata. La Pedalata.
Il primo tratto è tutto su viuzze laterali, ombreggiate da lecci enormi, però ad un certo punto tocca immettersi sulla route 41, che per fortuna ha un bellissimo marciapiede tutto per me. Sfortunatamente non è un viale alberato e quindi fa tutto un altro effetto. Dopo i primi 10 minuti di pedalata c'è la sosta obblgiata ai giardini del Sarasota Bay Club, dotati di un "percorso fitness" dove posso fare due esercizi di trazioni; poi riprendo la pedalata che, se tutto va bene, non ha più interruzioni (neanche semaforiche) fino al laboratorio.
Unica asperità del percorso, nonchè granpremio della montagna di prima categoria, è il ponte (foto) che collega la terra ferma alle isolette che separano la baia dal mare aperto.
Al laboratorio, dopo essermi lavato e cambiato, entro tutto contento nell'ufficio di Jim (il mio supervisor) chiedendogli il programma della giornata. In genere la mattina è abbastanza easy: davanti al computer a leggere un po' di letteratura su vari argomenti di ricerca. Il pomeriggio invece, almeno nei primi giorni, è stato più interessante: ho prelevato campioni di sedimento dalla spiaggetta dietro a Mote e ho cercato tutti gli animaletti che potevo trovare. Gamberetti, lumache, paguri, pesci padulo, ofiuroidei, nematodi, policheti, molluschi...e un cavalluccio marino.
La pausa pranzo è fra le 12 e l'1, che all'inizio mi sembrava un po' presto, ma che in effetti spezza bene la giornata. Mangio insieme agli altri stagisti sotto una tettoia di foglie di palma in spiaggia o ai tavolini dentro all'acquario. Sono molto simpatici e prima o poi ve li presenterò (si fa per dire).
In genere per le 5-5,30 sono libero di andarmene e allora ho due possibilità. Diretto a casa, o con sosta in spiaggia. In genere, se mi sono portato un libro da leggere, preferisco la seconda possibilità, che però implica che devo avere un/a collega spiaggista: anche nel tardo pomeriggio il sole del 27° parallelo non scherza ed ho bisogno di qualcuno che mi metta la crema sulle spalle!
La giornata finisce con il ritorno alla casetta dei puffi, cena, lavaggio piatti (anche quelli della colazione) e crollo istantaneo sul letto. Eh si: è proprio dura la vita dello scieziato ;-)

sabato 12 giugno 2010

Hurricane Season


Carissimi!
Come è bello scoprire così, nella prima riunione con il coordinatore dello staff di Mote, che è ufficialmente inizita la Hurricane Season e che quindi bisogna stare all'erta! Ora immagino che sarete tutti più tranquilli sapendo che, con tutta probabilità, non rivedrete più la mia faccia barbuta.
Beh, pensatela come volete, ma io quà mi sto organizzando per non essere "blown in the wind". Questa faccenda non è affatto uno scherzo, tanto che mi hanno detto : matteo, tu vivi fra via Tamaiami e il mare, quindi devi assolutamente avere in mente un rifugio più lontano dal mare, just in case... Cioè, ragazzi, parliamone! Dove vado? In effetti la casetta dei puffi non ha chances di sopravvivere (si prevedono raffiche a più di 1oo mph!)
Dicono di stare tranquilli, che è difficile che arrivi proprio a Sarasota...ma a me pare che quì tutto sia orgnizzato in mio onore: e la macchia di petrolio, e gli uragani...
Come se non bastasse in caso di uragano prima di scappare ognuno al suo rifugio, dovremo mettere in sicurezza il laboratorio sigillando le finestre, mettendo i pesci dell'acquario in salvo, portando tutte le attrezzature scentifiche almeno al secondo piano...e indovinate a che piano sto io? Ovviamente il primo, quindi mega sbattone per portare tutto su di sopra, e meno chances di arrivare al rifugio in tempo per salvare la pellaccia!
No dai, mamma stai tranquilla, non è così tragica. Spero.

giovedì 10 giugno 2010

SUV-via


SUV-via è la mia "nuova" bicicletta americana. Probabilmente per età può competere con Buch Cassidy, ma non ha chances in quanto a performance. Pur essendo più piccola pesa abbastanza di più, ha 10 velocità, ma il gruppo centrale è fuori asse quindi le corone traballano di quà e di la ad ogni pedalata. Eppure va, e si fa la sua buona oretta giornaliera (metà alle 8.15, metà alle 17,30) senza fiatare troppo...al di la dei cigolii che ormai caratterizzano tutte le mie biciclette ed a cui sono :-( abbastanza rassegnato.
Dove ho trovato un simile rottame? Dopo aver cercato in lungo ed in largo per tutta Sarasota nella giornata di Sabato 5 giugno (rischiando, fra le atre cose, l'insolazione) avevo trovato solo un bellissimo negozio di biciclette serie che vendeva bici, per l'appunto, fichissime a prezzi super decenti...ma non affatto abbordabili: minimo 230 per una city bike, mountain bike 400, fixie 500.
Per fortuna ho scoperto (grazie alla mia buona padrona di casa, again) che dietro l'angolo si trova il Good Will store, grande magazzino di roba usata dove si può trovare virtualmente di tutto. Mio nonno Murfar ci avrebbe piantato la tenda, probabilmente!
Fattostà che nell'angolo in fondo a destra, reparto sport, di fianco a una 50ina di mazze da golf arrugginite, stava la mia bici pigmea. Le ruote erano sgonfie ed il manubrio da corsa era rigirato all'insù, come spesso si vede in biciclette da strada che vengono "stuprate" da ciclisti cittadini che vogliono viaggiare comodi. Per questo non mi aveva fatto una buona impressione...ma il prezzo...vogliamo parlare del prezzo? Quante volte nella vostra vita avete avuto occasione di comprare una bicicletta per 16$ ed un casco per 4$? Amazing.
Così l'ho presa in spalla e portata alla cassa: si sentiva la sua allegria da come mi cigolava nell'orecchio. Una volta a casa le ho gonfiato le ruote e sono andato a fare un giro. Dopotutto, a parte il fatto che quando pedalo mi sembra di essere seduto sul cesso (e di conseguenza non riesco a spingere efficacemente sui pedali...) non è malaccissimo.
Anzi si, è malaccio, ma che ci posso fare? Quanto mi manca Buch, la sua ruota verde acerbo, il suo telaio enorme...speriamo che SUV-via non mi abbia sentito! Ah già: vi starete chiedendo del nome. Beh, c'è voluto un po' di tempo, ma quando ho visto che quà anche i SUV si fermano per far passare le bici ho voluto darle un nome che ricordasse questo fatto. Lo ho però associato ad una tipica esortazione fiorentina. Diciamo un incoraggiamento che le do quando la sento che fa fatica: suvvia!

E questo è tutto anche per oggi.
C'è chi mi ha chiesto di parlare di cibo, chi della mia vita quotidiana; vi assicuro che prima o poi tutto verrà racontato quindi stay up to date (come si suol dire).

mercoledì 9 giugno 2010

Negli States...


...c'è un po' di tutto. Ma sopra a tutto questo tutto che c'è, c'è una esasperazione degli estremi. Ci sono i grattacieli di Downtown Sarasota e c'è il mio mini cottage dei puffi.
Ci sono macchine enormi e biciclette minuscole. Ci sono i brokers che fanno jogging nel parco, mentre sulle panchine dormono gli homeless.
Ci sono enormi bottiglioni di thè freddo e carote minuscole

martedì 8 giugno 2010

Il viaggio


Partenza 4/06/2010 ore 7.15 da Firenze Peretola.
Arrivo dopo 2 ore a Parigi Charles de Gaulle. Odissea con la navetta all'interno dell'aereoporto fino al terminal E. Imbraco sul volo Air France 682...2 ore di attesa causa guasto. Eh sì, ci siamo comunque messi in volo, nonostante una "perdita" al motore sinistro. Ma il capitano sembrava abbastanza tranquillo quindi ci siamo fidati, ed abbiamo fatto bene visto che ci ha portati sani e salvi ad Atlanta, giusto in tempo per atterrare senza tuoni e fulmini. Peccato che poi, proprio per via dei tuoni e dei fulmini, l'aereo Atlanta-Sarasota, abbia dovuto aspettare, incolonnato con una ventina di altri aerei sulla pista di decollo. Una scena abbastanza singolare, non so se la foto rende.
Per fortuna che ero seduto a fianco di un gentile sarasotiano che mi ha spiegato per filo e per segno in quali posti devo assolutamente andare a mangiare.
A Sarasota c'era la buona Anita ad aspettarmi, proprietaria del cottage che ho affittato. Sebbene in un primo momento fossi stato tramortito dal caldo umido di questo posto, lei mi ha portato al supermercato per comprare un po' di cose per la casa (ma come si fa a fare una spesa non sapendo cosa c'è a casa???). Poi dritti in 32nd street, dove ora sono, comodamente seduto in veranda.
Che ne dite? Bel viaggio? Forse 2 note negative: non ho avuto tempo per fare vita da aereoporto, e ho rischiato la congestione entrando ed uscendo dal supermercato. Ma sono ancora vivo! E la vacanza è appena cominciata.

Introduzione


Eccomi quì, dopo 4 giorni di Florida, allacciato alla wireless e con un po' di tempo a disposizione per raccontarvi aggiornarvi su ciò che mi succede. Ce ne sarebbrero così tante, da raccontare, che starei tutta la notte alzato; ma visti il jet leg e la sveglia presta di domani mattina direi che non è il caso. Mi limito quindi ad una introduzione, per spiegare, a coloro di voi che non lo sapessero, cosa ci faccio io quà, alle coordinate che vedete in cima alla pagina.
Ho appena iniziato un "internship" al Mote Marine Laboratory (link alla vostra destra) che mi terrà occupato fino al 7 agosto. In queste 9 settimane affiancherò il mio supervisor nel suo lavoro di ricerca (ad esempio giovedì andremo a caccia di Scallops) e mi dedicherò anche ad una piccola ricerca personale, che ancora non ho ideato ma che (spero) possa avere qualche risvolto interessante.
Come ho fatto ad arrivare quì? A gennaio di quest'anno ho assillato a non finire i miei prof genovesi perchè mi scrivessero delle lettere di presentazione, dopodichè ho mandato varie applications in giro per gli states. E dopo mesi di trepidazione, ad Aprile, ho saputo di essere stato preso qua in Florida.
Mote nasce negli anni '50 come laboratorio di ricerca sugli squali, ma ben presto si amplia e diventa un acquario, per poi aprire vari altri dipartimenti fra cui il mio: Benthic Ecology. Per chi non lo sapesse si definisce bentos tutta la flora e la fauna (sia vagile che sessile) che vive sul fondo marino. In particolare, qua a Mote, le ricerche sono focalizzate sull'ecologia della zona intertidale (ovvero che durante la bassa marea rimane allo scoperto) e degli estuari (molto importanti per comprendere come gli organismi reagiscono agli stress, ad esempio variazioni della salinità).
Ho iniziato ieri, lunedì, e già ho fatto un sacco di cose...che però vi racconterò con calma. Ora scrivo un altro post un po' più specifico, poi a nanna.