lunedì 9 agosto 2010

Bye bye Sarasota

Eccomi qua, seduto ancora per poco nella sala della mia casetta, a scrivere l'ultimo post di questo blog. Fra 2 ore starò attraversando le nuvole di sarasota diretto ad Atlanta, per poi saltare "across the pond" come dicono gli americani.
Ho impacchettato i bagagli, ho pulito la casa, ho finito gli avanzi, ho buttato la spazzatura. Insomma, sono pronto per tornare. Cosa mi mancherà? Essere uno scienziato a tempo pieno, il cibo messicano, l'ultimate frisbee, parlare inglese tutti i giorni.
Cosa mi manca? La mia bici, la pizza, il caffè, ... dai, diciamolo, mi mancate anche tutti voi.
E poi ho voglia di vacanza! Quindi bando alle vane ciance, mi faccio una doccia e parto.
Ciao ciao Sarasota, grazie per questi 2 bellissimi mesi!

domenica 8 agosto 2010

La casetta dei Puffi









903, 32nd street.
La casetta che per poco più di 9 settimane mi ha accolto e protetto. E' la casa di Alex, un ragazzo un po' più grande di me che suona la chitarra in un gruppo jaz ed è in Ohio tutta l'estate a fare concerti, ed è proprio allestita come uno studio musicale, un posto per cercare ispirazione. Ha un salone grande e luminoso con due comodi divani, un bagno, una camera da letto con cabina armadio, la cucina nel corridoio che unisce tutte le stanze. Sul retro c'è la veranda ed il giardino in cumune con un'altra casetta.
Ecco, questa è la mia tana sarasotiana. Accogliente, però sono giunto alla concusione che vivere da soli non sia bello. Non c'è nessuno con cui chiacchierare a cena, o qualcuno da salutare quando si torna a casa, o prima di uscire...si, è proprio un po' triste. Perfortuna ho conosciuto molte persone con cui passare il tempo, quindi la casa si è un po' ravvivata!
Enjoy the pictures

sabato 31 luglio 2010

Turtle Patrol


Stanotte (fra il 30 ed il 31 luglio) ho aiutato Christina, una stagista che si occupa di tartarughe marine, nella sua ricognizione notturna. Dalle 21:30 alle 5 del mattino siamo andati avanti ed indietro lungo una spiaggia di 4 miglia con un ATV (una di quelle moto fuori strada a 4 ruote) per intercettare e misurare le tatarughe che vengono in spiaggia a deporre le uova.
In tutto ne abbiamo trovate 7, ma non tutte hanno scavato il nido: il "false crawl" può avvenire perchè la tartaruga viene disturbata mentre sale lungo la spiaggia o mentre scava, o perchè trova un ostacolo come una sedia a sdraio, un castello di sabbia o una duna troppo ripida. In questi casi se si vede la tartaruga mentre sta tornando in acqua si cerca di bloccarla per prendere comunque le misure (lunghezza, larghezza, numero di targhetta e numero di trghetta satellitare). Altrimenti, se si vede solo la traccia, se ne misura la larghezza per avere un'idea indicativa delle dimensioni della tartaruga.

Sono stato molto fortunato perchè 7 attività in una notte, in un periodo in cui ormai quasi tutte le tartarughe hanno smesso di deporre, è un bel numero! Il colpo di fortuna maggiore è stato anche che l'ultima tartaruga vista è stata Salty: è stata vista per la prima volta nell'88 (probabilmente aveva già una 30ina di anni) e continua a fare molti nidi tutte le estati. Era immensa!
Le tartarughe di mare nascono sulla spiaggia, e si tuffano in mare. I maschi non torneranno mai più a terra, invece le femmine quando raggiungono la maturità tornano a terra per deporre un numero variabile di nidiate (mi sembra in media 5 ogni estate) da 80-120 uova. Salty quest'anno ha deposto 7 volte! Le uova sono rotonde e bianche, ho fatto un video ma caricato da internet non rende. E anche le foto, come potete vedere non sono il massimo: la luce frontale rossa che serve per non disorientare le tartarughe non è molto funzionale a fare foto.
Ah, quasi dimenticavo, ho visto anche una tartarughina uscire dalla sabbia! Insomma, un culo pazzesco. E poi lavorare di notte sotto le stelle è rilassante, molto simile a quello che ho fatto su Lido Beach tutta l'estate ma con un po' di adrenalina in più e senza rischio di insolazione. Inoltre mi ero portato la guida delle stelle, e nelle pause ho cercato le costellazioni che dal mediterraneo è difficile vedere, come la corona australe.
Insomma, questo stage continua a non deludere, anche ad una settimana dalla fine.

venerdì 30 luglio 2010

How do you like my office?


Ecco quà, finalmente una vera foto scattata da me sul "luogo di lavoro" che mi ha ospitato nelle scorse settimane (alcuni di voi potranno riconoscere il mio inseparabile zaino verde). Nella foto potete notare, innanzitutto, i due strumenti vicini all'acqua. Il primo, metallizzato e con le maniglie, è lo strumento per i carotaggi: lo si appoggia alla sabbia nel punto desiderato e si spinge con molta forza sulle maniglie fino a che sprofonda completamente, dopodicè si scava da un lato, si infila una mano sotto per evitare che la sabbia esca, e si solleva il tutto. A questo punto entra in gioco il secondo strumento, un setaccio circolare con maglie da 2mm in cui si fa passare il cubo di sabbia prelevato con il primo strumento.
Alla fine di questa operazione dovrebbero rimanere nel setaccio degli animali e un sacco (ma proprio un sacco) di conchiglie rotte; la parte lunga e un po' noiosa del mio lavoro, infatti, è cercare nel setaccio tutti gli animali appartenenti a due specie, Donax variabilis ed Emerita talpoida, per contarli e metterli in uno dei due barattoli bianchi che vedete sulla sinistra.
Il numero di animali trovato va scritto sul quaderno al centro della foto su cui sono appoggiati un GPS portatile (per prendere la posizione delle stazioni) ed un calibro per misurare la lunghezza delle conchiglie. Tutta questa operazione va ripetuta 6 volte per ogni transetto (linea immaginaria perpendicolare al mare lungo cui si prelevano i campioni) in punti progressivamente più vicini al mare, fino a fare l'ultimo carotaggio in acqua.
Volete un po' di numeri? 200 transetti, 1200 carotaggi, 19138 Donax contate, 3684 Emerita contate, 4 settimane, 15 giorni effettivi in spiaggia, 544 massimo numero di conchigglie in un setaccio.
Direte voi "che palle!" E invece vi assicuro di no. Innanzitutto stare in spiaggia è sempre bello, poi si incontra un sacco di gente simpatica che chiede informazioni, e anche pazzoidi con interessanti teorie sulla Oil Spill. Solo la prima settimana, di notte, ho sognato setacci pieni di conchiglie ed era un po' un incubo.
Mercoledì ho finito, anche grazie al determinante intervento di Fabio, il nuovo stagista colombiano che ha iniziato a lavorare a Mote e che si è offerto di aiutarmi, e ho potuto inziare a dedicarmi alla stesura di un resoconto. Questo è stato il primo studio nel suo genere fatto in questa spiaggia, ed il mio advisor pare molto contento. Chissà che non ci scappi la pubblicazione? Beh, di sicuro ho qualcosa per tenere impegnato il cervelluzzo (quel poco che è rimasto dopo 4 settimane sotto il sole dei tropici) nell'ultima settimana che mi attende, ed evitare di cadere nella malinconia.
Che ne dite, vi piace il mio ufficio?

mercoledì 28 luglio 2010

Super Sarasota Sunset

Volevo tenermi i tramonti di Sarasota come ultimo post, per onorare queste 10 settimane americane, ma il tramonto di stasera merita di essere trasmesso in mondovisione. Vi dico solo che 3 minuti dopo l'ultima foto si è scatenato il finimondo...rosso di sera, bel tempo si spera!





lunedì 26 luglio 2010

Bonnie's week end


My Bonnie is over the ocean,
my Bonnie is over the sea,
my Bonnie is over the ocean,
oh, bring back my Bonnie to me

Ciao a tutti dalla terra degli uragani! Questo week end, da venerdì a domenica, la Tropical Depression "Bonnie" ha attraversato in diagonale il Golfo del Messico dalle Keys (emmenomale che eravamo là una settimana fa) alle coste della Louisiana passando proprio sopra alla macchia di petrolio, ma ancora non ho letto resoconti. So solo che è la peggior cosa che potesse succedere perchè può aver momentaneamente modificato le correnti che fin'ora tenevano il petrolio al largo.
Comunque, è già andata di lusso che noi abbiamo avuto un tempo decente sia sabato che domenica! Si temevano venti a 40 nodi, pioggia continua e chi più ne ha più ne metta, ma invece è stato un tranquillo fine settimana sarasotiano, con temporali passeggeri un po' più frequenti del solito, ma senza grandi disagi a parte venerdì che è stato proprio brutto dall'ora di pranzo fino al mattino di sabato.
Pronti a morire nel turbine di vento (si fa per dire) venerdì alle 5 io ed altri 6 amici, siamo andati a brindare e mangiare fish and chips all'Old Salty Dog, il bar/tavola calda che c'è di fronte a Mote. Quand'è che viene il prossimo uragano? Mi è piaciuto molto pensare a quel fish and chips e a quella birra come il mio ultimo pasto!
Fra una cosa ed un'altra non avevamo fatto grandi programmi per il WE quindi sabato sono stato tutto il giorno a poltrire in giardino. Invece la sera siamo andati al cinema a vedere Inception, con Dicaprio e la tipa che ha fatto Juno e Hard Kandy. Bellissimo, ve lo consiglio se vi piacciono i film molto intricati.
Domenica pomeriggio sono andato con Jeff, Chris e Ben a pagaiare un po' nella Sarasota Bay con i kayak del college dove vivono loro. Erano già andati anche sabato quindi il progetto era di caricare tutto su una macchina ed andare a pagaiare fra la mangrovie che sono un po' più lontano, ma i kayak sulla macchina non ci stavano, quindi abbiamo girovagato più o meno a caso vicino alla boat house. Chiaramente uno dei temporali è arrivato proprio mentre eravamo fuori, e come potete vedere dalla foto è stata un'esperienza interessante. Menomale che non c'erano fulmini!
Dopo la pagaiata abbiamo tutti mangiato i buonissimi pesci pescati da Dan, un altro stagista, che domenica mattina era andato con suo padre e suo nonno, venuti apposta a trovarlo, a pescare con un fishing charter. Ha cucinato i pesci in forno, nella carta stagnola, insieme a pomodori, limone, peperoni sedano e cipolle. Buonissimi! Come dolce Marshmellow abbrustoliti, e impaninati fra due biscotti insieme ad un quadrato di cioccolato... troppo dolce.
Da Sarasota è tutto, a voi la linea!

mercoledì 21 luglio 2010

Everglades


Come vi dicevo domenica ci siamo svegliati presto per andare a visitare le Everglades. L'equipaggio ridotto (perchè alcuni tornavano diretti a Sarasota) comprendeva Jeff, Ben, Rowena e Matte, ma prima di metterci veramente in viaggio abbiamo portato Chris alla sede di Mote che si trova sulle Keys: è rimasto lì fino a martedì per lavorare sui Gliders, sottomarini telecomandati che studiano per settimane le condizioni del mare e ogni 3 ore mandano i dati al laboratorio via satellite.
Nella prima parte del viaggio abbiamo ripercorso i nostri passi all'idietro verso la terra ferma, così abbiamo potuto vedere alla luce del giorno tutti i paesaggi che ci eravamo persi giovedì notte arrivando al campeggio. Vi confesso che il ponte di 7 miglia è abbastanza impressionante, anche se non è altissimo. Purtroppo la batteria della mia macchina foto nuova era scarica dopo 2 giorni di foto forsennate, quindi non ho niente da mostrarvi :-(
Una volta arrivati sulla terra ferma ci siamo addentrati in una serie di vie laterali fra le aziende agricole, siamo passati di fianco ad una prigione, ed infine siamo arrivati alla Alligator Farm: un vero e proprio allevamento di alligatori! L'alligatore si mangia e quindi bisogna che esista l'allevamento di alligatori; ma questo posto era un po' come se una malga alpina offrisse anche spettacoli di rodeo, o come se in un pollaio si svolgessero combattimenti fra galli.
Con il biglietto di ingresso di 21$ si poteva fare un giro sulla Air Boat (barca spinta da un ventilatore invece che da un motore), assistere allo snake show, all'alligator wrestling ed all'alligator feeding.
Il giro in barca è stato bello e divertente; abbiamo sfrecciato a tutta velocità fra le paludi stile Bianca e Bernie della Disney con Evinrude che spinge la foglia! Purtroppo non abbiamo visto molta fauna selvatica oltre ad un paio di alligatori. Tutti speravamo di vedere la bold eagle.
Lo snake show consisteva in una mostra interattiva dei serpenti che si possono trovare nelle everglades, comprese le specie non autoctone che sono arrivate come animali domestici e poi sono state liberate (pitoni, boa...).
Poi il presentatore/fattore ha parlato un po' degli alligatori, di come distinguerli dai coccodrilli (le Everglades sono l'unico posto al mondo dove sono autoctoni sia il coccodrillo che l'alligatore)...e come combatterli. Infatti si è infilato in una pozza, ne ha tirato fuori uno per la coda, e dopo un po' di scaramucce si è seduto sulla sua schiena e lo ha bloccato. Povero coccodrillo, probabilmente non ne aveva nessuna voglia! La parte più bella però è stata la fine quando ha tirato fuori da una scatola 4 alligatorini di 1 anno di età e li ha fatti girare fra il pubblico, dando a tutti la possibilità di tenerli in mano: sono molto più morbidi di quanto pensassi! Quasi teneri...
Infine abbiamo assistito al pasto degli alligatori, che consiste in ratti morti che vengono gettati a caso nello stagno dell'allevamento e gli alligatori si azzuffano un po' per prenderli. Ma niente di chè.
Se vi capita di andare nelle everglades vi consiglio di cercare un'altro modo, un po' più interessante, per esplorarle. L'alligator Farm va bene per gli amanti del circo e dello zoo. E anche l'alligator burgher che ho mangiato non aveva niente di speciale: probabilmente in un qualsiasi ristorantino lungo la strada sarabbe stato più buono.
Però assolutamente da vedere le Everglades, e da assaggiare il gator che è come un pollo, ma più saporito! Al souvenir shops ho comprato pezzi di carne secca, molto più saporita di quella del gator burgher.

lunedì 19 luglio 2010

Florida Keys


16-17-18 luglio, week end lungo per scelta: un gruppo di 10 "valorosi" stagisti del Mote Marine Lab si è preso un venerdì di vacanza da attaccare al fine settimana per andare a visitare le Florida Keys e le Everglades.

Le Keys sono un arcipelago che si estende verso sud ovest dalla punta sud della Florida. Hanno orgine corallina ed infatti sono tutte allineate; sono l'unico punto del Nord America dove si può trovare una barriera corallina, vi si trovano piante ed animali unici come il Key Deer o il key lime, sono state per secoli infestate dai pirati ed ancora nascondono molti tesori e relitti sommersi.

La Key più famosa è senzaltro Key West, l'ultima dell'arcipelago dove finisce (o meglio inizia: mile 0) l'autostrada U.S. 1 (overseas highway) che collega tutte le isole saltando da una all'altra con ponti lunghi fino a 7 miglia! Key West è anche il punto più a sud degli Stati Uniti, a sole 90 miglia dall'Avana, e il sapore di caraibi si sente tutto!

Partiti da Sarasota alle 17:30 di giovedì siamo arrivati al Bahia Honda State Park verso mezzanotte, dove abbiamo montato le 4 tende prese in prestito da vari conoscenti ed amici. Questo parco è su un'isola ad una trentina di miglia da Key West, vicino al posto dove avevamo prenotato l'immerisone sulla barriera corallina. Purtroppo venerdì mattina, quando abbiamo chiamato di diving per gli ultimi preparativi ci è stato detto che a causa del forte vento non avremmo potuto fare la nostra immersione, ci siamo quindi diretti verso Key West con la coda fra le gambe.

Non che ci mancassero cose da fare! Rigorosamente divisi, non chiedetemi perchè, in due gruppi (maschi da una parte, femmine dall'altra, come all'asilo) ci siamo dati all'esplorazione. Fort Taylor, che protegge il porto, il NOAA eco-discovery center dove Mote ha una esposizione dedicata al corallo, le spiagge, gli artisti di strada di Mallory square!

Ridendo e scherzando è scesa la sera...ed è cominciata la movida! Duval St. è la strada dei divertimenti di Key West, piena di bar, ristoranti, negozi di souvenirs e di musica. Un classico del venerdì sera è il Duval Crawl: arrancare da un bar all'altro prendendo un drink in ogni posto. Chiaramente, dovendo tornare al campeggio vivi, sperando di fare l'immersione sabato e non essendo miliardari, ci siamo limitati ad alcuni posti più caratteristici, come il Margaritaville Cafè di Jimmi Buffet dove ho bevuto al Pinha Colada più buona della mia vita (anche se quella di piazza delle erbe rimane buonissima!). Di sicuro era molto turistico, ma abbiamo dovuto accontentare un po' tutti e comunque alcune cose nella vita vanno fatte ed andare a Key West senza bere niente al Margaritaville proprio non si può. Mi spiace solo non aver provato un margarita...ma ne avevo appena bevuto uno e avevo bisogno di cambiare.

Anche sabato il tempo era soleggiato ma ventoso. Mezzi distrutti dalla notte in tenda sul duro terreno corallino di Bahia Honda abbiamo deciso di rimanere nello state park. Mi sarebbe piaciuto andare a visitare la casa di Hemingway ed il museo del Faro, ma siamo andati in città troppo tardi ed era già ora di cena (18:30...). Prima di gettarci nuovamente nella vita di Duval St. abbiamo fatto un Ghost Tour, infatti pare che Key West sia il posto più infestato d'America ed in effetti la guida, un personaggione con cappello da cowboy e occhiali da sole anche a notte fonda, ci ha raccontato proprio delle belle storie. E' stato abbastanza interessante vedere come molti, troppi, credessero davvero a quello che diceva... Per scacciare gli spiriti Sarah, Theresa ed io siamo andati a ballare; gli altri, un po' perchè ancora ventenni, un po' perchè stanchi, sono tornati al campo base.

Locale più bello: Garden of Eden, the only clothing optional bar in Key West! Però non si capiva bene dove uno avrebbe dovuto lasciare i vestiti se avesse voluto spogliarsi...
Pasto migliore delle Keys: Veggie Nachos al ristorante messicano Salsa Loca.
Miglior abbinamento: Hot Dog piccante e Margarita ascoltando la guida del ghost tour.

Domenica ci siamo alzati presto per andare nelle Everglades, ma questa è un'altra storia.

martedì 13 luglio 2010

Indovinello






























Sopra al naso occhialoni neri,
come tutti gli americani veri
sulle spalle crema alta protezione
per evitare l'insolazione
lavora sulla spiaggia otto ore
nel suo lavoro ci mette il cuore
a volte si distrae a guardare bichini
non tutti belli...molti carini
signore di mezza età gli chiedono informazioni
sulle condizioni del mare ed altre questioni
ogni giorno cambia postazione
visita tutta la spiaggia, a rotazione
ormai lo conoscono quasi tutti
grandi e piccini, sia belli che brutti
...
no, vi sbagliate, non è il bagnino
è lo "scienziato" Matteo Ichino

lunedì 12 luglio 2010

domenica 11 luglio 2010

Drum Circle


E' domenica, il sole è splendente ed il tramonto è previsto per le 20:28. Il popolo delle spiagge di Sarasota si prepara a salutarlo con un Drum Circle scatenato! Ogni domenica, dalle 19:30 fino ad esaurimento energie, i ritmi caraibici invadono Siesta Beach e si da l'ultimo saluto al sole al ritmo dei tamburi. I percussionisti sono di vario genere ed età: dalla giovanissima ragazza con il tamburello a sonagli, stile Esmeralda del gobbo di Notre Dame, al vecchietto coi dreadlocks ed il Bongo enorme. Tutti bravisimi, o quasi, tutti rispettosi degli assoli altrui e del ritmo.
A volte succede che un tamburista esibizionista cominci a fare il gradasso, aumentando il volume o coprendo i virtuosismi di altri percussionisti. In genere quando succede, il percussionista in questione si porta anche verso il centro del cerchio dei tamburi, cercando di entrare fra i ballerini; questo rovina l'atmosfera pechè il cerchio rotto perde la sua sintonia ed il suo ritmo. Per fortuna ci sono dei veterani del Drum Circle che riportano la situazione all'ordine, si riforma il cerchio e la festa puo continuare.
Il Drum Circle più suggestivo è stato quello sotto ai fuochi del 4 luglio, perchè c'è stato un momento in cui sembrava che esplosioni e ritmo fossero sincronizzati. Però era mancato il tramonto iniziale. Speriamo che oggi le nuvole pomeridiane non rovinino la festa.
Aspettando di scatenarci andiamo a fare il bagno in uno dei pochi punti rocciosi di questa costa, sperando di vedere un posto nuovo e diverso. Ma forse prima ci fermiamo in qualche pub, possibilmente olandese, a vedere la partita. Forza Arancioni!!!

mercoledì 7 luglio 2010

Ringling Museum of arts


Ogni giorno vedo questo simbolo un po' dappertutto e dal momento in cui c'ho fatto caso ho cominciato a pormi la domanda da 100000 euro: che ci fa il David di Michelangiolo nel simbolo di Sarasota? Sopravvissuto a stento per 4 settimane con questo interrogativo martellante, finalmente ho potuto darmi pace visitando con Jeff, Chris e Ben il Ringling Museum of Arts.
John Ringling (1866-1936)era uno dei Ringling Brothers, proprietari di uno dei più grandi circhi che la storia degli Stati Uniti conosca (ohhh). Essendo quasi un monopolista, ed avendo le mani in pasta anche nelle ferrovie di una decina di stati, e nelle trivellazioni per il petrolio, era sicuramente un personaggio molto ricco e la sua casetta invernale che si trova a Sarasota lo dimostra.
Ringling e sua moglie, Mable, viaggiarono in tutta Europa e comprarono un sacco di arte dalle nostre parti, soprattutto in Italia, Francia e Spagna, fecero costruire la loro residenza invernale in stile veneziano e ci infilarono dentro tutti i loro souvenirs. Arcimboldi, Rubens, vasi e statue greche, senza contare tutte le aggiunte di arte moderna che sono state fatte in seguito, la collezione di gioielli delle tribù del turkmenistan e le foto della storia del circo!
Insomma, è un museo bello grosso in confronto alla città che lo ospita, e si trova tutto al primo piano della casa dei Ringling: il secondo piano è una ricostruzione dell'arredamento originale e casomai lo visiteremo un'altra volta. Nel giardino, sempre all'italiana ma senza siepi, ci sono riproduzioni bronzee di statue famose come il discobolo e niente popo di meno che il buon vecchio David.
Secondo me però non era tanto felice di essere lì, o almeno dalla faccia non sembrava. E poi mi sembrava più grande dell'originale, il chè è strano perchè l'originale fa davvero una certa impressione! Ma forse è perchè l'hanno messo su un piedistallo altissimo nel punto più bello del giardino, e allora fa una bella figurona.
E' stato divertente incontrare David da queste parti e sono felice di sapere che gli vogliono molto bene, o almeno credo, altrimenti perchè lo hanno messo nel simbolo della città?

martedì 6 luglio 2010

Long WeekEnd


Domenica era il 4 luglio, Indipendence Day, quindi anche il 5, lunedì, era festa. Un long WE come questo non poteva capitare nel momento più sbagliato! Infatti uno stupidissimo uragano che ha attraversato il Messico da ovest ad est verso la fine di settimana scorsa ha incasinato il clima anche quì a Sarasota.
Da venerdì pomeriggio a martedì mattina non abbiamo visto il sole, con piogge torrenziali anche per parecchie ore consecutive. Ora l'uragano sta passando a sud di Cuba ed il clima è quasi tornato normale: stamattina bel tempo, pomeriggio temporali come da manuale del buon Floridiano. Ma Ancora adesso sta piovendo senza temporale, quindi vuol dire che siamo ancora sotto l'influenza di quel simpaticone (di cui però non so il nome, scusate).
Insomma, questo brutto tempo ha rovinato un week end che poteva essere invece molto interessante. I festeggiamenti sono iniziati venerdì sera con una cena italiana nella mia casetta. Eravamo in 10 ed ho cucinato una pasta con sugo di pomodori freschi appena scottati con aglio, rosmarino, salvia e timo. Ho fatto più di un chilo e mezzo di pasta, ma evidentemente ne avrei dovuti fare 2 perchè ci siamo spazzolati tutto! Di secondo non ho preparato niente, ma avevo gelato per dessert, quindi comunque non siamo morti di fame.
Dopo cena siamo andati ad una festa organizzata dal "Love Muscle racing team": a Sarasota l'evento clue del 4 di luglio è una gara di motoscafoni enormi. Love muscle è uno di questi motoscafi, super trash con una donna mezza nuda disegnata sulla fiancata. Insomma, questo team ha organizzato un concerto hard rock (cover band di AC/DC e altri) per sponsorizzarsi.
Non solo la musica era così così! Sul palco, insieme ai musicisti, c'erano delle tristissime spogliarelliste, e il pubblico di floridiani cinquantenni era molto scatenato e continuava a infilare banconote nelle garrettiere di queste poveracce. Scusate, non voglio fare il moralista, ma era proprio un po squallido. Per fortuna l'ingresso costava solo 10 dollari, birre comprese.
Sabato nulla di fatto, causa pioggia, fino al tramonto, quando c'è stato un attimo di tregua sufficiente a fare un salto al minigolf dietro a casa con Emily, Rowena e Chris.
Domenica di nuovo mattina piovosissima. Nel pomeriggio sono andato a fare un giro downtown dove c'era una specie di sagra ma non era molto interessante. Per fortuna i fuochi serali erano belli, soprattutto perchè accompagnati dai tamburi e le danze del drum circle...ma questa è un'altra storia. Alle 11 siamo andati a cena in un drive in, da veri americani, poi a sparare i fuochi comprati dagli altri stagisti.
Lunedì mattina solita storia: acqua a catinelle, quindi ci siamo dedicati alla cultura visitando il Ringling Museum of Art...ma anche questa è un'altra storia. Vi basti sapere che è una storia molto divertente.

In conclusione mi aspettavo qualcosa di meglio dal week end che divide in 2 la mia vita sarasotiana. One month gone, one left to go. Eh vabbè, ci sta anche il week end sfigato, toccherà rimediare con i prossimi!

venerdì 2 luglio 2010

Ultimate thursday


Vi starete chiedendo "ma matte, quando non e` in giro a raccoglier conchiglie, o a casa a giocare con il cibo...che fa?" Diciamo che dipende dal giorno della settimana, e dal livello di stanchezza, ma c'e` un appuntamento settimanale fisso che non si puo` proprio saltare: ogni giovedi` si gioca ad Ultimate Frisbee!
Nell'Ultimate Frisbee due squadre si affrontano per raggiungere la vittoria, (pensa un po' che strano), solo che l'oggetto del contendere non e`, come siamo abituati a credere, una palla che rotola e rimbalza ma un disco volante. Le regole sono semplici:
-Il campo e` rettangolare, delimitato, alle estremita` corte, dalla linea di meta.
-Ogni squadra parte dietro alla propria linea di meta, la squadra in difesa lancia il frisbee verso la squadra in attacco e parte il match.
-Ogni volta che il frisbee cade per terra diventa della squadra che stava difendendo.
-Non si possono fare piu` di 3 passi con il frisbee in mano.
-Si segna un punto ricevendo un passaggio al di la
della linea di meta, ma il punto e` valido solo se il giocatore che riceve il passaggio non era ancora oltre la linea al momento del lancio (in pratica e` la regola del fuorigioco).
-Ogni volta che una squadra segna un punto si cambia campo, e la squadra che ha segnato mette in gioco il frisbee lanciandolo verso gli altri.
-In genere si hanno 5 secondi per effettuare un passaggio, poi il frisbee passa all`altra squadra.
-Esiste il fallo laterale.
-Il frisbee puo` essere solo intercettato o buttato a terra, non vale strapparlo di mano.
Noi giochiamo ad Ultimate Frisbee tutti i giovedi` alle 6. Il campo di gioco e` al New College, dove vivono alcuni stagisti, e le partite durano un`oretta. A fine partita, sudati e moribondi, ci buttiamo in piscina per decidere con calma cosa fare per cena.
Ma ovviamente anche in piscina non riusciamo a stare tranquilli, quindi giochiamo a shark an bait:
-I pesciolini devono attraversare la piscina senza farsi toccare dallo squalo.
-Possono essere toccati dallo squalo solo quando hanno la testa fuori dall`acqua.
-I pesci che vengono presi diventano squali
-Gli squali non possono trascinare un pesce in superficie, possono solo ostruirgli la strada verso l`altro lato della piscina.

Oppure giochiamo a heels:
-Si parte tutti in cerchio
-Si eliminano gli altri giocatori alzandoli per i piedi e portando i loro talloni fuori dall`acqua.
-Vince chi resta con i piedi sempre in acqua.

Cominciate ad allenarvi, che quando torno vi sfido!

mercoledì 30 giugno 2010

Scuba Diving


Quando ho conosciuto Jim, il mio capo, lui pensava che io avessi il brevetto da sub e c'è rimasto un po' male quando gli ho detto che faccio solo free diving. Però già che c'ero ho colto la palla al balzo e gli ho chiesto dove mi consigliava di andare se volevo fare il corso. Così, senza neanche far troppa fatica mi sono trovato un passatempo per i primi 2 week-ends.
Venerdì 11 ore 6:00pm prima lezione teorica, Sabato 12 ore 8:00am prima lezione pratica in piscina, a seguire lezione teorica, stesso programma domenica, per finire test a crocette. Sabato 19 prima uscita in mare, dalla spiaggia, e domenica 20 uscita di fine corso a 60 piedi di profondità (che detto così sembra tanto, ma scendo alla stessa profondità in apnea) su una scogliera artificiale (che vuol dire semplicemente che sott'acqua c'erano dei blocchi di cemento colonizzati da spugne, coralli e pesci vari).
Più facile di così? brevetto di scuba in 2 settimane! Chiaramente non sono ancora all'altezza di eventuali lavori di campionamento con le bombole, e infatti settimana scorsa quando Jim, Kim, Dan e Alison sono andati a fare un sopralluogo intorno a Sarasota, io li ho accompagnati solo in apnea, altrimenti sarei stato solo d'intralcio.
Però prima della fine dell'estate capiteranno altre occasioni e, visto che fra 2 week-ends vado a fare delle immersioni ricreative alle Keys con gli altri interns, non sarò più un novellino...più o meno.
Al corso non ho conosciuto nessuno di interessante. Il mio "diving buddy" aveva 3 anni più di me, di Detroit, con moglie e figlo di 2 anni. Un montato pauroso che raccontava un sacco di storie assurde pretendendo che gli altri gli dessero retta. Ce l'aveva a morte con l'aiuto istruttore, un simpatico ragazzone (ONE) che come unica pecca aveva...le mostrine. Ebbene sì, era un militare, e anche lui ti raccontava le sue storie ogni volta che poteva. Nell'esercito comanda un elicottero (tipo il film "black hawk down") e fa il sommozzatore di soccorso (recupero mezzi e cadaveri...), nel tempo libero fa l'aiuto istruttore di scuba. Poi c'erano 3 ragazzini di 13, 14 e 16 anni, una coppietta della mia età, un father and son, un tatuatore, un paio di altri personaggi poco degni di nota.
Appunto, nessuno interessantissimo. Menomale che le uscite in mare sono state molto belle. Quando siamo partiti dalla spiaggia avevamo i delfini a 50 metri: la visibilità era pessima e quindi non li abbiamo visti, ma si sentivano benissimo i richiami! Invece nell'immersione di domenica abbiamo nuotato con i barracuda, che vengono a farti compagnia quando fai le tappe di decompressione. Gli altri hanno anche visto un'aquila di mare di 2 metri, ma io ero girato verso i barracuda: non ero proprio tranquillissimo...hehe!
Questo è quanto. Venerdì vado a ritirare il tesserino.

lunedì 28 giugno 2010

Un tuffo con i lamantini


Venerdì alle 6pm un plotone di valorosi stagisti ha lasciato Sarasota avviandosi in direzione Nord, tutti i puntatori dei navigatori satellitari su Crystal River. Alla carovana, composta da due macchine, partecipavano Theresa, Sarah, Rowena, Christina, Dan e Matteo; il fine ultimo? Nuotare con i lamantini! E' stata una cosa decisa un po' su due piedi, mercoledì a pranzo, ma è stata senz'altro una ottima improvvisata.
Chrystal River è a 2 ore di macchina da Sarasota, 2 ore molto utili e divertenti per creare l'alchimia che per forza di cose ancora non si era formata del tutto. Infatti durante la settimana ci vediamo giusto a pranzo o per uscite serali; niente in confronto a due ore di macchina! Infatti dopo 10 minuti di macchina, finalmente usciti dalla selva di semafori della route 41 e imboccata l'autostrada, Christine se ne esce con la domanda che condiziona tutto il viaggio: parlatemi delle vostre vite.
Ora, come si fa a parlare della proria vita seduti in un SUV (ebbene si, un SUV, proprio io!)? E' più facile di quanto pensassi, e sentendo anche i racconti degli altri mi sono venute in mente un sacco di cose per il mio racconto. E' strano, ma questa domanda ha riempito per bene il viaggio di andata, anche grazie ad una variante nel finale: il momento più imbarazzante della tua vita...
Mi spiace, non vi darò le risposte via web: non mi pare che siamo seduti in macchina!
Schivando i temporali, prima di infilarci in motel, ci siamo fermati ad un ristorante "on the water" dove purtroppo non servivano più il granchio (specialità del posto), allora abbiamo ripiegato su linguini con sugo di vongole, burro e aglio. E Sam Adams. Urrah per i cuochi!!
Da bravi risparmiatori avevamo prenotato solo una camera, 2 letti, quindi non tutti hanno dormito bene. Io come ho toccato il cuscino sono crollato e mi sono risvegliato solo alle 5:30, pronto per l'avventura. Eh si, perchè il miglior momento per vedere i lamantini (come ogni animale selvatico) è la mattina presto: e le nostre aspettative non sono state deluse. La guida, gestrice di un diving center, ha portato la barca su e giu nei vari bracci del fiume fino a che abbiamo individuato la nostra preda (si fa per dire).
Erano una mamma, enorme, con il suo cucciolo, che brucavano le alghe del fondo tornando ogni 2-3 minuti in superficie per prendere fiato. L'acqua era bella fresca, anche troppo, e infatti avevamo le mute, ma nuotando ci siamo scaldati abbastanza bene. Purtroppo era anche torbida, quindi i lamantini erano invisibili finchè erano ad un palmo di naso; addirittura se stavi attento sentivi prima il rumore della loro masticazione.
Eravamo stati appositamente istruiti a non infastidire troppo gli animali, a toccarli solo se erano loro a venirci incontro e a rimanere in superficie senza immergerci. Ma i lamantini erano più amichevoli di quanto mi aspettassi e si sono fatti toccare senza problemi. Non soffrono il solletico, anzi! Il punto dove amano essere grattati è sotto l'ascella! Se trovi il punto giusto ti sembra quasi che facciano le fusa. E' difficile descrivere la pelle di un lamantino. Di sicuro è ruvida, ma non si capisce bene se per via dei peli (sono mammiferi) o delle alghe che hanno attaccate quà e là.
Dopo un po' però si sono stufati, proprio quando cominciavano ad arrivare altre barche di turisti...hahaha, così la prossima volta si sveglieranno anche loro all'alba! Noi, contenti della nostra esperienza, siamo stati portati alle "3 sisters" una delle fonti del fiume, che sgorga dal fondo di un laghetto grosso come mezzo campo da calcio, più o meno a 3 metri di profondità. L'acqua era stupenda, limpidissima, e sul fondo si vedeva proprio il punto in cui zampilla, con tutta la sabbia che ribolle intorno.
Purtroppo la mia macchina subacquea ha un piccolo problemino tecnico, quindi non ho fatto fotografie, quella che vedete è presa da internet. Comunque vi assicuro che è stato eccezionale e, sebbene non credo che sia un piacere per i lamantini essere assaltati dai turisti, vi consiglio di fare qualcosa del genere se per caso fate un salto in Florida. Ma svegliatevi all'alba, mi raccomando!

Viva la Pappa


Sono un po' stupito perchè già due persone si sono dichiarate concordi alla "teoria della vacanza affannata". Permettetemi di dissentire: le vacanze servono per ricaricare le pile. Poi ognuno ricarica le pile come ritiene più opportuno, ma se uno sceglie di visitare 20 musei in un giorno, o fare una traversata oceanica in solitaria, non è per poi potersi rilassare davanti ad una scrivania, ma per staccare completamente il cervello dalla routine qutoidiana.
Continuiamo pure a parlarne, io però, mentre aspetto di mettere su l'acqua della pasta, vi faccio un resoconto della mia dieta americana.
Molte volte, da bravo americano, ho magiato fuori casa, adeguandomi al menu locale, ma non è il caso di parlarne ora. A casa invece tendo a rimanere fedele al "cucchiaio d'argento"...con un paio di modifiche! Eh si, perchè la mia cultura culinaria ha vari influssi: oltre alla mamma dietista, la tullia delle prelibatezze e un istinto nordico, ho pesanti influssi di cucina fezzana. Cosa è? E' l'impulso irrefrenabile alla sperimentazione ed al mix culinario, ereditato da un giugno passato con un cugino a Forte dei Marmi.
Quindi mi diverto a fare dei mix improbabili, che a volte sono immangiabili, altre volte sono buonissimi (vogliamo parlare di tonno, arance e peperoncino?). Ma quà a Sarasota i miei mix partono da ingredienti che a casa non ho mai trovato.
Per esempio, il primo esperimento è stato del tutto involontario. Nella mia prima spesa ho comprato delle banane verdi, pensando che fossero una specialità locale. Solo che quando ho cercato di mangiarne una come frutto...mi è rimasta tutta la bocca allappata! Ho scoperto di aver comprato delle Plantain, banane che vanno cucinate. Presto fatto! Fettine sottili, soffritto di cipolla, aglio, plantain saltate in padella, pomodori a fette. Il risultato è stato un succulento piatto che sapeva di patate al forno. Non chiedetemi perchè. So solo chè l'ho chiamato "la banana transessuale": la banana che sa di patata.
Quando invece mi cimento in piatti più normali tendo comunque ad aggiungere un tocco esotico. Infatti la miglior scoperta, so far, sono stati i peperoncini japalenhos (pronuncia hapalenhos). Super piccanti, super freschi, super buoni. Li metto un po' dappertutto, a partire dal sugo al tonno, per finire nella bistecca alla piastra! Una delizia.
L'ingrediente più gettonato per le mie insalatone della pausa pranzo sono i fagioli neri messicani: hanno il fantastico pregio di riempire senza effetti collaterali...quindi sono adatti anche se devo passare il pomeriggio chiuso in laboratorio (ma non succede quasi mai).
Purtroppo i miei esperimenti hanno anche dei lati negativi: accidenti a me a quando ho comprato il caffè americano solubile! E' ancora la sullo scaffale, quasi intonso, e non penso che lo finirò nel prossimo mese e mezzo. Ma se volete un souvenir sarò contento di portarvelo. Chi si prenota?
Insomma, verrò portato via da un uragano, ma almeno morirò sazio! Molto presto inviterò gli altri stagisti per una cena italiana qua a casa. Cosa suggerite di preparare per l'occasione? Ora vado a prepararmi la pasta con pomodorini freschi, zucchine bollite come verdura, e susina per finire.

venerdì 25 giugno 2010

Field work 3 - tidal creeks


Non contento della mia intensa settimana, due venerdì fa sono andato a fare un altro giro. Questa volta, senza andare troppo lontano, insieme al coordinatore del dipartimento di Costal Ecology sono andato a prelevare alcuni dati sul South Creek: uno dei tanti fumiciattoli che sfociano in Sarasota Bay.
Il progetto riguarda il monitoraggio e la gestione ambientale di questi fiumiciattoli: dal punto di vista ecologico sono interessanti perchè sono sottoposti a variazioni di salinità molto forti nell'arco della giornata (per via delle maree). La contea di Sarasota ha commissionato ad Ernie, il coordinatore, uno studio sullo stato di conservazione di questi fiumi, e lui se ne sta occupando dal 2005.
A differenza delle altre uscite sul campo questa volta non abbiamo prelevato campioni ma solo osservato e preso appunti. La salute di ognuno di questi fiumiciattoli viene valutata secondo una decina di parametri che riguardano, sostanzialmente, quanti animali di alcuni gruppi si riescono a trovare.
Il lavoro non è stato particolarmente interessante, però Ernie è un messicano molto simpatico e non ha smesso di parlare un attimo. Oltre agli utili consigli per il proseguimento degli studi mi ha esposto la sua singolare teoria sulle vacanze. Secondo lui in vacanza non bisognerebbe rilassarsi e distendersi ma cercare un'attività o un posto molto stressante. Fare vacanze super-rush secondo lui serve ad essere poi più contenti quando si torna al lavoro...mah! Sono pazzi questi messicani.

martedì 22 giugno 2010

Field work 2 - oil spill response baseline

Da martedì a giovedì di settimana scorsa sono andato per la seconda volta a CH. Questa spedizione è stata più imponente della prima perchè eravamo in 4: con noi infatti c'erano anche due ricercatori del dipartimento di chimica e microbiologia.
Con la nostra barchetta abbiamo scorrazzato in lungo e in largo per prelevare 6 tipi di campioni:

-benthic infauna: animaletti che vivono nel sedimento. Ad ogni stazione prelevavamo un volume predefinito di fanghiglia che poi setacciavamo per eliminare il fango ed avere solo il macrobenthos (<0,5mm) da conservare in un barattolo con formalina al 10% e colorante rosa. 3 repliche per ogni stazione.
-benthic sweep: si cammina all'indietro fra le piante acquatiche smuovendo un po' il terreno e ci si tira dietro un retino. Gli animali che vivono sulle foglie o sul fondo vengono sollevati e finiscono nel retino. Il metodo di conservazione è lo stesso che per l'infauna.
-seagrass: due mazzi di Thalassia testudinum per ogni stazione, conservati in frigorifero in una carta stagnola.
-water: ad alcune stazioni abbiamo prelevato 3 bottiglioni di acqua.
-sediment: i primi 2 cm superficiali di sedimento, conservati anche questi in frigorifero.
-oysters: nei siti che hanno un banco di ostriche se ne prendono alcune grosse (una quindicina) e si congelano.

I due campioni bentonici servono per avere un documento riguardo alla biodiversità della zona, invece gli altri 4 campioni vengono analizzati con metodologie chimiche (entro 4 giorni dal prelievo, per questo basta tenerli in frigo) per rilevare i livelli di sostanze inquinanti (idrocarburi policiclici, carbonio organico...). Il tutto serve per avere una fotografia di come sono queste coste prima dell'arrivo del petrolio.
Ai tempi dell'Exxon Valdez non venne fatto niente di simile quindi la difesa della compagnia petrolifera in tribunale fu che non erano dimostrabili i danni all'ambiente. Questa volta siamo preparati...si spera!
Mercoledì mattina siamo stati accompagnati da un cameraman di PBS che ci ha ripresi mentre lavoravamo. Tutti temevamo che ci avrebbe ostacolati e disturbati. Invece è stato molto discreto, capace di non intromettersi in ogni momento. I 3 esperti del gruppo l'hanno ricompensato con spiegazioni superesaurienti di quello che stavamo facendo.

Tutto sommato sono state altre 3 giornate molto interessanti, ma anche molto più faticose dall'altra gita a CH: si iniziava presto, si finiva tardi, le distanze fra le stazioni erano molto grandi (quindi lunghissimi trasferimenti sotto al sole) e poi la giornata non finiva mai perchè abbiamo dormito lì in motel...ed era un po' strano.
Però ho potuto mangiare cose molto buone tipo un sandwich di pesce fatto non con pane ma con una croissant! Oppure la fish soup della seconda sera. Ed anche le colazioni non erano male: potato pancake con mela grattugiata mercoledì e french toast sommerso di maple syrup giovedì.
Ho anche perso il conto degli animali che ho visto: fra delfini, lamantini, razze e acquile non ne potevo più!! ;-) Purtroppo ho deciso di fare un video ai delfini che giocavano nella nostra scia troppo tardi: prima avevo cercato di fare delle foto, ma scattavo sempre tardi.

domenica 20 giugno 2010

Field work 1 - Agropecten Irradians




Il Mote Marine Lab ha una stazione di ricerca più a sud lungo la costa, fra Venice e Nalples (che in Florida sono più vicini fra loro che in Italia, per fortuna). Il posto si chiama Charlotte Harbor, abbreviato CH. E' una baia molto grande rivolta a sud-sudovest e chiusa al largo da lunghe isole sabbiose: in pratica è un'immensa laguna con acqua bassissima, punteggiata da isole di mangrovie e banchi di sabbia. In questa area si basano molti progetti di ricerca del Laboratorio. Non solo quelli del mio dipartimento (Costal Ecology) ma anche dell'MMC (Marine Mammal Care), del dipartimento di chimica e tossicologia e, penso, qualcosa che ha che fare con gli squali).
In queste prime settimane sono andato a CH 2 volte: la prima per uno studio sul ripopolamento di Agropecten Irradians (le capesante, o scallops), la seconda per Oil Spill Response Baseline, uno studio molto esteso delle condizioni bio-chimico-fisiche della zona per avere dati precisi da confrontare con quelli successivi ad un eventuale arrivo della macchia di petrolio (che non è più una macchia...).
Quando si va a CH la giornata comincia molto più presto perchè bisogna preparare la barca. Dietro al Laboratorio c'è il deposito con tutti i veicoli di Mote, bisogna quindi prenotare un furgone e una barca, possibilmente con il fondo piatto, caricare tutta la strumentazione: pinne, maschere (snorkel gear) boe di polistirolo gialle e rosse, cime di rispetto, sacche delle arance (vuote), zip ties, etichette, hydrolab, GPS, pennarelli indelebili e un paio di altre cosette.
Il controllo del ripopolamento delle scallops viene effettuato su 9 "stazioni". In 9 punti disposti abbastanza regolarmente nel CH da nord a sud vicino ai più importanti canali d'acqua fra le isole, sono state posizionate le SpatBags, le sacche delle arance: per ogni stazione ce ne sono due, ancorate al fondo da un blocchetto di cemento e contraddistinte da una boa gialla ed una rossa. Ogni SpatBag rimane in acqua 2 mesi, quindi noi ci siamo occupati delle boe rosse, mentre il mese prossimo ci occuperemo delle boe gialle.
Durante il periodo passato in acqua sulle maglie della rete si insediano tutta una serie di animaletti e larve che cominciano a crescere. Il nostro scopo è scoprire quanti, fra questi giovanili, sono scallops in modo da avere un'idea dei loro cicli riproduttivi, della estensione della popolazione etc. O meglio, noi raccogliamo le sacche e mettiamo quelle nuove, poi la vera analisi viene fatta da un gruppo di studio dello stato della Florida.
Ad ogni stazione, quindi, si recupera la rete e la si mette i n un sacco di plastica tipo spazzatura su cui c'è l'etichetta identificativa. Si mette la sacca nuova e poi, con l'hydrolab, si rilevano dati come temperatura, salinità, torbidità.
Può anche capitare, come per le prime 2 stazioni, che le boe non ci siano o che non ci sia più la sacca! I motivi sono vari e vanno dalla ultradiligenza di alcuni diportisti che scambiano l'attrezzatura per spazzatura, a foriti tempeste che possono portare via tutto. In questi casi si posiziona una nuova sacca e si prelevano solo i dati con l'hydrolab. E se l'acqua è abbastanza trasparente ci si immerge per vedere se si trovano delle scallops adulte. Io ne ho trevate 4 di dimensioni decisamente mangiabili...ma purtroppo ho dovuto abbandonarle. Però, a detta di Jim, 4 è un buon numero e indica che la popolazione sta crescendo. Immergendosi si vedono anche un sacco di animali interesasnti, tipo lo horseshoe crab (http://en.wikipedia.org/wiki/Horseshoe_crab), o i fiori di talassia testudinum, una pianta acquatica molto simile alla posidonia.
Queste escursioni sono molto interessanti e mi stanno dando un'idea abbastanza precisa di come si lavora in questo campo della biologia. L'unico problema è il viaggio di andate e di ritorno: Jim non è un grande chiacchierone, io neanche quindi si sta in silenzio...e io in una macchina silenziosa mi addormento!

giovedì 17 giugno 2010

Vita ordinaria a Sarasota


Hallo yall!
Benritrovati dopo 3 giorni di sole, mare...e campionamenti. Vorrei raccontarvi subito cosa ho fatto, ma non è il caso, perchè non sapete ancora in cosa consiste una mia giornata normale. Vediamo di rimediare.
La sveglia suona alle 7, fuori c'è già abbastanza luce (ma non tantissima) e in casa fa gia caldo (Ho l'aria condizionata ma la tengo sugli 88 F°). Da bravo americano maniaco rotolo giù dal mio letto e faccio partire la sessione mattutina di esercizi: scioglimento collo e spalle, flessioni, addominali e stretching. Gli esercizi mi aiutano a svegliarmi e ad arrivare bello sudato al momento della colazione, così mi godo di più il bicchierone di aranciata con doppia polpa e...il mio schifosissimo caffè americano. Ebbene sì: ho comprato il caffè istantaneo che fa proprio schifo, e penso che lo abbandonerò appena farò la prossima spesa. Nel caffè ci metto i rice crispies e ci puccio pane e marmellata.
Prima di fare la doccia mi preparo anche il pranzo al sacco: sandwich o insalatona mista + frutta. A questo punto sono pronto per la doccia ghiacciata che serve per la sveglia finale di tutte le cellule ancora insonnolite: è ora di cooperare alla grande fatica della giornata. La Pedalata.
Il primo tratto è tutto su viuzze laterali, ombreggiate da lecci enormi, però ad un certo punto tocca immettersi sulla route 41, che per fortuna ha un bellissimo marciapiede tutto per me. Sfortunatamente non è un viale alberato e quindi fa tutto un altro effetto. Dopo i primi 10 minuti di pedalata c'è la sosta obblgiata ai giardini del Sarasota Bay Club, dotati di un "percorso fitness" dove posso fare due esercizi di trazioni; poi riprendo la pedalata che, se tutto va bene, non ha più interruzioni (neanche semaforiche) fino al laboratorio.
Unica asperità del percorso, nonchè granpremio della montagna di prima categoria, è il ponte (foto) che collega la terra ferma alle isolette che separano la baia dal mare aperto.
Al laboratorio, dopo essermi lavato e cambiato, entro tutto contento nell'ufficio di Jim (il mio supervisor) chiedendogli il programma della giornata. In genere la mattina è abbastanza easy: davanti al computer a leggere un po' di letteratura su vari argomenti di ricerca. Il pomeriggio invece, almeno nei primi giorni, è stato più interessante: ho prelevato campioni di sedimento dalla spiaggetta dietro a Mote e ho cercato tutti gli animaletti che potevo trovare. Gamberetti, lumache, paguri, pesci padulo, ofiuroidei, nematodi, policheti, molluschi...e un cavalluccio marino.
La pausa pranzo è fra le 12 e l'1, che all'inizio mi sembrava un po' presto, ma che in effetti spezza bene la giornata. Mangio insieme agli altri stagisti sotto una tettoia di foglie di palma in spiaggia o ai tavolini dentro all'acquario. Sono molto simpatici e prima o poi ve li presenterò (si fa per dire).
In genere per le 5-5,30 sono libero di andarmene e allora ho due possibilità. Diretto a casa, o con sosta in spiaggia. In genere, se mi sono portato un libro da leggere, preferisco la seconda possibilità, che però implica che devo avere un/a collega spiaggista: anche nel tardo pomeriggio il sole del 27° parallelo non scherza ed ho bisogno di qualcuno che mi metta la crema sulle spalle!
La giornata finisce con il ritorno alla casetta dei puffi, cena, lavaggio piatti (anche quelli della colazione) e crollo istantaneo sul letto. Eh si: è proprio dura la vita dello scieziato ;-)

sabato 12 giugno 2010

Hurricane Season


Carissimi!
Come è bello scoprire così, nella prima riunione con il coordinatore dello staff di Mote, che è ufficialmente inizita la Hurricane Season e che quindi bisogna stare all'erta! Ora immagino che sarete tutti più tranquilli sapendo che, con tutta probabilità, non rivedrete più la mia faccia barbuta.
Beh, pensatela come volete, ma io quà mi sto organizzando per non essere "blown in the wind". Questa faccenda non è affatto uno scherzo, tanto che mi hanno detto : matteo, tu vivi fra via Tamaiami e il mare, quindi devi assolutamente avere in mente un rifugio più lontano dal mare, just in case... Cioè, ragazzi, parliamone! Dove vado? In effetti la casetta dei puffi non ha chances di sopravvivere (si prevedono raffiche a più di 1oo mph!)
Dicono di stare tranquilli, che è difficile che arrivi proprio a Sarasota...ma a me pare che quì tutto sia orgnizzato in mio onore: e la macchia di petrolio, e gli uragani...
Come se non bastasse in caso di uragano prima di scappare ognuno al suo rifugio, dovremo mettere in sicurezza il laboratorio sigillando le finestre, mettendo i pesci dell'acquario in salvo, portando tutte le attrezzature scentifiche almeno al secondo piano...e indovinate a che piano sto io? Ovviamente il primo, quindi mega sbattone per portare tutto su di sopra, e meno chances di arrivare al rifugio in tempo per salvare la pellaccia!
No dai, mamma stai tranquilla, non è così tragica. Spero.

giovedì 10 giugno 2010

SUV-via


SUV-via è la mia "nuova" bicicletta americana. Probabilmente per età può competere con Buch Cassidy, ma non ha chances in quanto a performance. Pur essendo più piccola pesa abbastanza di più, ha 10 velocità, ma il gruppo centrale è fuori asse quindi le corone traballano di quà e di la ad ogni pedalata. Eppure va, e si fa la sua buona oretta giornaliera (metà alle 8.15, metà alle 17,30) senza fiatare troppo...al di la dei cigolii che ormai caratterizzano tutte le mie biciclette ed a cui sono :-( abbastanza rassegnato.
Dove ho trovato un simile rottame? Dopo aver cercato in lungo ed in largo per tutta Sarasota nella giornata di Sabato 5 giugno (rischiando, fra le atre cose, l'insolazione) avevo trovato solo un bellissimo negozio di biciclette serie che vendeva bici, per l'appunto, fichissime a prezzi super decenti...ma non affatto abbordabili: minimo 230 per una city bike, mountain bike 400, fixie 500.
Per fortuna ho scoperto (grazie alla mia buona padrona di casa, again) che dietro l'angolo si trova il Good Will store, grande magazzino di roba usata dove si può trovare virtualmente di tutto. Mio nonno Murfar ci avrebbe piantato la tenda, probabilmente!
Fattostà che nell'angolo in fondo a destra, reparto sport, di fianco a una 50ina di mazze da golf arrugginite, stava la mia bici pigmea. Le ruote erano sgonfie ed il manubrio da corsa era rigirato all'insù, come spesso si vede in biciclette da strada che vengono "stuprate" da ciclisti cittadini che vogliono viaggiare comodi. Per questo non mi aveva fatto una buona impressione...ma il prezzo...vogliamo parlare del prezzo? Quante volte nella vostra vita avete avuto occasione di comprare una bicicletta per 16$ ed un casco per 4$? Amazing.
Così l'ho presa in spalla e portata alla cassa: si sentiva la sua allegria da come mi cigolava nell'orecchio. Una volta a casa le ho gonfiato le ruote e sono andato a fare un giro. Dopotutto, a parte il fatto che quando pedalo mi sembra di essere seduto sul cesso (e di conseguenza non riesco a spingere efficacemente sui pedali...) non è malaccissimo.
Anzi si, è malaccio, ma che ci posso fare? Quanto mi manca Buch, la sua ruota verde acerbo, il suo telaio enorme...speriamo che SUV-via non mi abbia sentito! Ah già: vi starete chiedendo del nome. Beh, c'è voluto un po' di tempo, ma quando ho visto che quà anche i SUV si fermano per far passare le bici ho voluto darle un nome che ricordasse questo fatto. Lo ho però associato ad una tipica esortazione fiorentina. Diciamo un incoraggiamento che le do quando la sento che fa fatica: suvvia!

E questo è tutto anche per oggi.
C'è chi mi ha chiesto di parlare di cibo, chi della mia vita quotidiana; vi assicuro che prima o poi tutto verrà racontato quindi stay up to date (come si suol dire).

mercoledì 9 giugno 2010

Negli States...


...c'è un po' di tutto. Ma sopra a tutto questo tutto che c'è, c'è una esasperazione degli estremi. Ci sono i grattacieli di Downtown Sarasota e c'è il mio mini cottage dei puffi.
Ci sono macchine enormi e biciclette minuscole. Ci sono i brokers che fanno jogging nel parco, mentre sulle panchine dormono gli homeless.
Ci sono enormi bottiglioni di thè freddo e carote minuscole

martedì 8 giugno 2010

Il viaggio


Partenza 4/06/2010 ore 7.15 da Firenze Peretola.
Arrivo dopo 2 ore a Parigi Charles de Gaulle. Odissea con la navetta all'interno dell'aereoporto fino al terminal E. Imbraco sul volo Air France 682...2 ore di attesa causa guasto. Eh sì, ci siamo comunque messi in volo, nonostante una "perdita" al motore sinistro. Ma il capitano sembrava abbastanza tranquillo quindi ci siamo fidati, ed abbiamo fatto bene visto che ci ha portati sani e salvi ad Atlanta, giusto in tempo per atterrare senza tuoni e fulmini. Peccato che poi, proprio per via dei tuoni e dei fulmini, l'aereo Atlanta-Sarasota, abbia dovuto aspettare, incolonnato con una ventina di altri aerei sulla pista di decollo. Una scena abbastanza singolare, non so se la foto rende.
Per fortuna che ero seduto a fianco di un gentile sarasotiano che mi ha spiegato per filo e per segno in quali posti devo assolutamente andare a mangiare.
A Sarasota c'era la buona Anita ad aspettarmi, proprietaria del cottage che ho affittato. Sebbene in un primo momento fossi stato tramortito dal caldo umido di questo posto, lei mi ha portato al supermercato per comprare un po' di cose per la casa (ma come si fa a fare una spesa non sapendo cosa c'è a casa???). Poi dritti in 32nd street, dove ora sono, comodamente seduto in veranda.
Che ne dite? Bel viaggio? Forse 2 note negative: non ho avuto tempo per fare vita da aereoporto, e ho rischiato la congestione entrando ed uscendo dal supermercato. Ma sono ancora vivo! E la vacanza è appena cominciata.

Introduzione


Eccomi quì, dopo 4 giorni di Florida, allacciato alla wireless e con un po' di tempo a disposizione per raccontarvi aggiornarvi su ciò che mi succede. Ce ne sarebbrero così tante, da raccontare, che starei tutta la notte alzato; ma visti il jet leg e la sveglia presta di domani mattina direi che non è il caso. Mi limito quindi ad una introduzione, per spiegare, a coloro di voi che non lo sapessero, cosa ci faccio io quà, alle coordinate che vedete in cima alla pagina.
Ho appena iniziato un "internship" al Mote Marine Laboratory (link alla vostra destra) che mi terrà occupato fino al 7 agosto. In queste 9 settimane affiancherò il mio supervisor nel suo lavoro di ricerca (ad esempio giovedì andremo a caccia di Scallops) e mi dedicherò anche ad una piccola ricerca personale, che ancora non ho ideato ma che (spero) possa avere qualche risvolto interessante.
Come ho fatto ad arrivare quì? A gennaio di quest'anno ho assillato a non finire i miei prof genovesi perchè mi scrivessero delle lettere di presentazione, dopodichè ho mandato varie applications in giro per gli states. E dopo mesi di trepidazione, ad Aprile, ho saputo di essere stato preso qua in Florida.
Mote nasce negli anni '50 come laboratorio di ricerca sugli squali, ma ben presto si amplia e diventa un acquario, per poi aprire vari altri dipartimenti fra cui il mio: Benthic Ecology. Per chi non lo sapesse si definisce bentos tutta la flora e la fauna (sia vagile che sessile) che vive sul fondo marino. In particolare, qua a Mote, le ricerche sono focalizzate sull'ecologia della zona intertidale (ovvero che durante la bassa marea rimane allo scoperto) e degli estuari (molto importanti per comprendere come gli organismi reagiscono agli stress, ad esempio variazioni della salinità).
Ho iniziato ieri, lunedì, e già ho fatto un sacco di cose...che però vi racconterò con calma. Ora scrivo un altro post un po' più specifico, poi a nanna.